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Nel 5500 a.C. molti dei primi siti sorti in epoca neolitica furono abbandonati. Nell'età della pietra, il perfezionamento di armi e delle tecniche, portò direttamente alla fine della caccia come unico modo di sussistenza Poi, in diverse aree del mondo, incominciò ad essere praticata l'agricoltura. E da lì nacque la civiltà, che iniziò sotto forma di diverse avventure indipendenti che negli ultimi secoli si sono fuse (principalmente inglobando le popolazioni conquistate) in un unico grande sistema che ha consumato irrimediabilmente la Terra. Circa 3000 anni fa, la civiltà si era consolidata in sette territori: Mesopotamia, Egitto, Mediterraneo, India, Cina, Messico e Perù. Queste civiltà avevano ereditato sia gli stimoli culturali delle società vissute in precedenza che le loro tremende nemesi . In altre parole , date certe condizioni climatiche le società umane si muovono comunque con un andamento comune che li sospinge verso dimensioni più grandi, ed esigenze ambientali che portano all’esaurimento le risorse del pianeta In qualche caso i colpevoli sono stati gli incendi boschivi o il sovrapascolo delle capre, ma anche la combustione della calce per ricavare malta e intonaco contribuì a distruggere i territori fino a renderli la macchia spinosa e semidesertica che si vede oggi in alcuni luoghi , ma al di là di una causa specifica il collasso fu dovuto essenzialmente all’ esaurimento delle risorse dovuto principalmente all’ incremento della popolazione che costituì la ragione prima del tramonto di società tanto emancipate. Quando le popolazioni erano meno numerose, i villaggi furono in grado di arginare i problemi agricoli che si ponevano davanti, ora , prolungando i periodi di maggese, ora ,abbandonando i campi rovinati e trasferendo la coltivazione in terre nuove. Dopo la metà del III millennio, non ci fu più terra nuova da coltivare. La popolazione allora era giunta al massimo al massimo, la classe dirigente era instabile, e lo stato di guerra cronico richiedeva il. supporto di eserciti permanenti - quasi sempre contemporaneamente segno, e causa, di problemi interni ed esterni. I Sumeri non riuscirono a riformare la loro società .Il loro canto del cigno fu con la Terza Dinastia di Ur, che cadde nel 2000 a.C. Il breve Impero di Ur rivela lo stesso comportamento che si è poi presentato altre volte nella storia: derubò il futuro per pagare il presente, spendendo le ultime riserve di capitale naturale in una sconsiderata bisboccia di eccessiva ricchezza e splendore. I canali furono estesi, i periodi di maggese ridotti, la popolazione aumentò, e l'eccedenza economica fu concentrata nella stessa Ur per sostenere progetti di grandiose costruzioni. II risultato fu poche generazioni di prosperità , seguite da un collasso dal quale la Mesopotamia meridionale non si è mai più risollevata. Le storie di Roma e dei Maya mostrano, che le civiltà si comportano come modelli "piramidali", prosperi solamente quando crescono. Esse accumulano ricchezza nel centro da una periferia in espansione, che potrebbe essere la frontiera di un impero politico e commerciale o una colonizzazione della natura attraverso l'uso intensivo delle sue risorse, spesso entrambe le cose. Una simile civiltà scompare , quando ha raggiunto il massimo sfruttamento dell'ambiente. A meno che non compaia una nuova fonte di ricchezza o di energia, non ha più possibilità di aumentare la produzione o assorbire l'urto delle fluttuazioni naturali. Non ci sono altre spiegazioni. Gli ateniesi infatti avevano cominciato ad allarmarsi per la deforestazione già nel VI secolo a.C. . A quell'epoca le popolazioni delle città greche stavano crescendo rapidamente; gran parte del legname era già stato tagliato, e i poveri coltivavano con risultati disastrosi le colline che erano state denudate dalle capre. I Greci capirono cosa stava accadendo e cercarono di arginare il fenomeno . Nel 590 a.C., lo statista ateniese Solone, comprendendo che il problema derivava in parte dalla povertà rurale e dall'allontanamento dalla terra da parte dei potenti nobili ateniesi, dichiarò fuorilegge la servitù per debito e l'esportazione di prodotti alimentari; cercò anche di vietare la coltivazione sui declivi. Più tardi Pisistrato, un illuminato politico ateniese, offrì sovvenzioni per le piantagioni di ulivi, che avrebbero rappresentato un'efficace misura di rigenerazione in special modo se combinata con la coltivazione a terrazze. Ma così come accade anche ai giorni nostri, i finanziamenti e la volontà politica non furono adeguati all'impresa. L'agricoltura in sé è un treno incontrollato, poiché da un lato porta all'espansione delle popolazioni ma raramente risolve il problema alimentare a causa di due inevitabili (o quasi inevitabili) conseguenze. La prima è biologica: la popolazione aumenta fino a quando raggiunge i limiti dell'offerta alimentare. La seconda è sociale: tutte le civiltà diventano gerarchiche; la concentrazione della ricchezza verso l'alto ne ostacola la circolazione. L’ incapacità umana di prevedere le conseguenze
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