La struttura organizzativa della massoneria siciliana subì una radicale trasformazione durante il Risorgimento.
Il nuovo corso massonico in Sicilia nasce nel 1860 con il "Supremo Consiglio Grande Oriente d' Italia di rito scozzese antico e accettato Valle dell' Oreto sedente all' Oriente di Palermo" di cui Giuseppe Garibaldi assunse la guida (in una sola seduta fu investito di tutti i gradi del Rito Scozzese, dal 4° al 33°). Il
progetto massonico di cui l’eroe dei due mondi era latore era quello di creare un soggetto politico che, fosse in grado di sostenere il processo che avrebbe dovuto portare all' unità d' Italia con Roma capitale.
Il gran maestro Garibaldi, in un decreto del 1865 ribadì infatti che il Grande Oriente d' Italia aveva «sede provvisoria a Palermo, finché Roma non fosse divenuta capitale degli Italiani».
Nel 1877 il Prefetto del regno Tamajo, massone (senatore prima e prefetto poi), in rappresentanza della Comunione massonica italiana in Roma, e l' avvocato Pietro Messineo , in nome del Grande Oriente d' Italia di Palermo, stipularono un patto in base al quale l' Oriente di Palermo veniva elevato a Sezione del Supremo Consiglio della massoneria italiana. Aderirono entusiasticamente numerosi protagonisti della politica e della cultura palermitana: il senatore Gaetano La Loggia, l’On. Camillo Finocchiaro Aprile, il principe Pietro Vanni di San Vincenzo il professor Damiano Macaluso, ordinario di fisica, il professore Gaetano Giorgio Gemmellaro, e l' avvocato Gioacchino Seminara. I massoni Gemmellaro e Macaluso saranno poi eletti Magnifici Rettori dell’università degli studi di Palermo.
Dunque sin dai primordi la massoneria vide nella Sicilia in generale e in Palermo in particolare uno snodo nevralgico per le sue prospettive egemoniche che avranno il sostegno dell’allora Presidente del consiglio dei ministri l’Agrigentino Francesco Crispi, maestro venerabile ad vitam il quale a Palermo si avvarrà della collaborazione di Giovan Battista Chianello barone di Boscogrande, maestro venerabile della Loggia Centrale, consigliere provinciale e comunale, nonchè responsabile della segreteria politica della presidenza del Consiglio.
In vista delle elezioni politiche del 1892 il Barone Boscogrande, organizzò diversi comitati elettorali tra cui uno che si svolse all' hotel delle Palme che vide tra le altre la presenza di Girolamo Ardizzone direttore del Giornale di Sicilia, di Artese direttore del Corriere del Mattino, di Michele Serra direttore dell' Amico del Popolo,i quali garantirono il loro appoggio.
Dopo un lungo periodo di sonno durante il periodo fascista ,il frastagliato arcipelago massonico si risvegliò con il movimento indipendentista Siciliano che nacque nel settembre del 1942 , come Comitato per l'Indipendenza della Sicilia (CIS), su ispirazione, e sostegno economico e militare del massone tenente colonnello americano Charles Poletti, capo degli affari civili della Sicilia, che, aveva sposato le tesi sicilianiste ed indipendentiste , molto diffuse nella massoneria prefascista. (Anche il massone W. Churchill vedeva bene la questione).
Primo Presidente del comitato fu eletto Andrea Finocchiaro Aprile figlio di quel Camillo già massone e ministro di Grazia e Giustizia del governo Fortis . Andrea Finocchiaro Aprile massone come il padre iniziò la propria carriera politica con l'elezione a deputato nel 1913. Nel 1920 fu nominato sottosegretario alla Guerra e alle Finanze nel governo del massone Francesco Saverio Nitti e poi abbandonati gli ideali liberali ,aderì al fascismo. Negli anni '30, nel tentativo non riuscito di farsi assegnare l'incarico di direttore generale del Banco di Sicilia , denunziò in base alle leggi razziali l'allora direttore Giuseppe dell’Oro perché ebreo.
Nel movimento confluirono diversi esponenti politici, fra cui il professore di storia delle dottrine politiche presso l’università di Catania Antonio Canepa che diverrà poi comandante dell, 'EVIS esercito volontario per l’indipendenza della sicilia ), e l’avvocato Guarino Amella massone , che poi si defilerà amareggiato dalla piega assunta dagli eventi.
In seguito il CIS venne sciolto per dar vita al Movimento per l'Indipendenza della Sicilia (MIS). Nel fitto connubio che si andava coagulando allora fra politica e mafia aderirono al MIS anche alcuni politici in odor di mafia fra i quali spiccavano Calogero Volpe , in seguito eletto più volte deputato della Democrazia Cristiana e Don Calogero Vizzini noto capomafia che fu nominato dagli alleati sindaco di Villalba.
In questo clima incandescente vi furono notevoli pressioni esercitate dai servizi segreti americani e inglesi per alimentare l’indipendentismo del MIS . L'amministrazione degli Alleati,infatti, pur vietando ogni attività politica, tollerò ed in molti casi supportò l'azione del MIS.
Nell'autunno del 44 , durante il primo congresso che si celebrò a Taormina , venne presa la decisione di passare alla lotta armata. L'EVIS nacque nel 1944 con a capo il Canepa , come gruppo di resistenza armata, ma anche nucleo di quello che sarebbe dovuto diventare l'esercito regolare della Repubblica Siciliana. Esso si prefiggeva il sabotaggio del governo italiano con azioni di contrasto, per imprimere al processo indipendentista siciliano una soluzione repubblicana anziché una monarchica.
Evidentemente i piani massonici in corso d’opera dovettero cambiare ,tanto che fu deciso di sacrificare l’audace Canepa , e di mettere fine al progetto. Si era deciso (con il consenso dei massoni Savoia) di promuovere la nuova repubblica Italiana ,non più di favorire l’esistenza di una repubblica siciliana esterna al regno d’Italia (come si era progettato in precedenza)
Dopo l'assassinio di Antonio Canepa, caduto in un’imboscata insieme ad altri due militanti il 17 giugno 1945 in contrada Murazzu Ruttu nei pressi di Randazzo (CT) , nell'EVIS si costituì nell'ottobre del 45 la Gioventù Rivoluzionaria per l'Indipendenza Siciliana (GRIS), con a capo Concetto Gallo (pseudonimo Secondo Turri o Turri II) . Tale gruppo vide la presenza tra i massimi dirigenti dell'on.Attilio Castrogiovanni e Andrea Finocchiaro Aprile, legati ai nobili Paternò Castello - Duca di Carcaci e Paternò Castello - Marchese di San Giuliano che dell'ala palermitana, il Barone Lucio Tasca d'Almerita, il Barone Stefano La Motta di Monserrato ed il Principe Alliata (Tutti massoni).
Dell’esperienza indipendentista rimaneva ben poco: Nella primavera del 46, dopo il lavoro di un'apposita Consulta , il 15 Maggio del 1946 il re d’Italia Umberto II promulgava un decreto legislativo che riconosceva alla Sicilia uno Statuto Speciale di Autonomia. Lo Statuto verrà poi convertito in legge costituzionale il 26 febbraio del 1948 dal parlamento della Repubblica Italiana Alle elezioni per l’Assemblea Costituente del 2 Giugno 1946 , il MIS ottenne lo 0,7% dei voti (8,7% in Sicilia) e 4 seggi. Vennero eletti Andrea Finocchiaro Aprile (34.068 voti), Antonino Varvaro (18.520), Concetto Gallo (14.749) e Attilio Castrogiovanni (10.514).
Il MIS partecipò anche alle prime elezioni regionali siciliane del 20 Aprile 47, ottenendo 171.470 voti (8,8%) e conquistando nove deputati: Andrea Finocchiaro Aprile, Gioacchino Germanà, Concetto Gallo, Attilio Castrogiovanni, Giuseppe Caltabiano, Rosario Cacopardo, Gaetano Drago, Francesco Paolo Lo Presti e Pietro Landolina.
Il movimento avendo esaurita la sua spinta ideologica e propositiva scomparve dopo le elezioni regionali del 1951 dove il MIS non ottenne alcun seggio, raggiungendo appena il 3,91% dei consensi . L’assemblea regionale Siciliana ,e la sua irrealizzata autonomia è figlia di un lungo percorso che è auspicabile possa essere invertito. Solo per questo motivo ho plauso all’iniziativa politica di Lombardo, che ha avuto se non altro il merito di restare a testa alta (almeno apparentemente ) di fronte alla prepotenza dei poteri politico-affaristici ,curiali ed occulti che continuano ad avviluppare la Sicilia nella loro rete.