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Lo scontro tra Islamici e Cristiani in Sicilia al tempo di Federico II alla radice del brigantaggio

La marca saracena di Sicilia, si auto-amministrava fin dalla conquista della Sicilia avvenuta nel 1090 da parte di Ruggero I; essa intratteneva rapporti costanti e floridi commerci con le dinastie musulmane della vicina Tunisia e del Maghreb (Ziriti, Berberi, Almohadi, Almoravidi, ecc.).

 

In particolare la zona tra Monreale e Agrigento fu organizzata, fino al XIII secolo, come un Emirato islamico Indipendente e Mohamed ibn 'Abbad la reggeva come un califfato battendo una propria moneta, amministrando giustizia, edificando moschee, fortezze ed edifici pubblici. (Troviamo notizie relative a Mohamed ibn 'Abbad, in una cronaca Andalusa del XIII secolo pubblicata in Francia nel 1954 da Levi ProvenVal .)

 

Esisteva all’epoca in questa parte interna della Sicilia, una catena pressoché continua di casali fortificati saraceni, che avevano i loro centri negli antichi insediamenti del popolo Elimo (esule da Troia) di Entella, Iato, Sambuca, monte Maranfusa, detto anche Kalatrasi e la montagna vecchia di Corleone.

 

Gli scavi archeologici e la decifrazione di alcuni manoscritti medievali, hanno consentito di individuare siti come quello di (S)egesta, dove sono state trovate le tracce di una cittadella musulmana esistente fino al XIII secolo. Una missione archeologica francese ha ritrovato le tracce dell'antico casale saraceno di Kalathamet, nei pressi delle «acque calde» di Segesta (anch’esso antico insediamento Elimo noto con il nome di Egesta) dove le terme assunsero al rango di bagno pubblico. Oltre ai perimetri del Kasr, il castello, non dissimile da quello scoperto sulla Rocca di Entella sono state rinvenute le vestigia delle abitazioni e del «foro»,dal che si desume che doveva trattarsi di un centro importante se, come sembra, vi risiedeva l’illustre commentatore del Corano, Habu-Hatin Al-Sijstani, i cui scritti sono conservati nella Biblioteca regionale di Palermo...

 

La convivenza tra musulmani e cristiani nella Sicilia normanna è stata esaltata da una certa tradizione storiografica che la poneva sotto il segno della tolleranza. Questo giudizio è stato esteso alla successiva epoca sveva, ma in realtà così non fu affatto. Federico II, intenzionato a stabilire la supremazia imperiale, ingaggerà uno scontro drammatico volto all’eliminazione totale della popolazione islamica dell’isola.

 

Negli anni 1200-1212 ,i musulmani di Sicilia si allearono con il Conte Guelfo tedesco di Markwald tentando di spodestare Federico II.

 

Si arrivò così allo scontro decisivo e dopo un lungo assedio condotto in prima persona da Federico, la roccaforte islamica di Iato (in cima al monte) si arrese nel 1223 e l’Emiro ribelle fu catturato e impiccato a Palermo.

La cittadella di Iato si ribellerà di nuovo nel 1243, e fu rasa al suolo nel 1246, gli ultimi seguaci dell’Emiro furono deportati a Lucera in Puglia.

 

Con la deportazione l’emirato indipendente cessò di esistere, ma rimase eco di una limitata guerriglia che secondo i cronisti dell'epoca fu identificata con il brigantaggio.

Per una curiosa coincidenza il fenomeno della mafia siciliana nato per l’appunto con il brigantaggio si è radicato in modo più pervicace ed aggressivo proprio in questi territori.

 

Che si sia una relazioni tra questi fatti?

 

Si sa per certo che il posto degli arabi fu preso dagli Ebrei fino allo loro espulsione dalla Sicilia (1492) è probabile che le alcune popolazioni saracene e non , impegnate soprattutto nei lavori di costruzione e nelle abili «tarsie» decorative, si siano integrate nel tessuto economico e sociale nella Sicilia spagnola con il loro patrimonio di arti e mestieri, mantenendo tuttavia vivo il ricordo delle loro antiche tradizioni.

 

Sul monte Iato recenti ricerche archeologiche dell’equipe guidata dal professor Illner dell’università di Zurigo hanno portato alla luce imponenti tracce dell’abitato musulmano e delle civiltà che lo precedettero...

 

Nei pressi di Sambuca di Sicilia stanno venendo alla luce le reliquie di antichi abitati,come il casale di Mallakazar, periodicamente invaso dalle acque del lago Arancio.

 

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