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Jacob Taubes e la fine della "Storia"

Rabbino, filosofo, teologo, esegeta: Jacob Taubes (1923-1987) è una delle figure più complesse e controverse del Novecento. Egli ha vissuto e insegnato in Svizzera, a New York, a Gerusalemme e in Germania, ma soltanto negli ultimi anni la sua opera sta suscitando un adeguato interesse a livello internazionale.

Taubes è un pensatore del dopo la crisi di legittimazione dei regimi politici, e dopo la crisi

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hegeliana ;nel libro, Sovranità e tempo messianico: “la teologia politica e la filosofia della storia” egli espone compiutamente il suo pensiero subendo il fascino della filosofia di Martin Heidegger, e della mistica di Paolo di Tarso e Walter Benjamin .

 

Per Taubes, teologia politica e filosofia della storia sono compiute dal messianesimo. “Compimento messianico” non significa individuare il quando della fine, ma svincolare la fine da ogni pretesa di compimento, la fine resta dopo il compimento: la “fine della storia” si converte in “storia della fine” .

Pensare dopo, allora, significa pensare il tempo che resta dopo la “fine della storia”.

Taubes impone alla teologia politica e alla filosofia della storia, il loro rovesciamento prospettico, teologia politica e filosofia della storia sono liquidate in quanto definitivamente compiute: non esaurite per difetto di pregnanza rispetto alla situazione storico-politica del dopo, ma esaurite “per eccesso”, in quanto il dopo non è più né assorbibile al loro interno né è pensabile autonomamente dal loro compimento, sul dopo non può essere fondato nessun “nuovo inizio” .

Le questioni fondamentali sono: “Il tempo volge al termine” non perché si approssima la sua conclusione apocalittica ma piuttosto, perché ogni costruzione umana è segnata dal non potersi legittimare in altro che sulla sua finitezza e contingenza.

Dunque, nessun fondamento teologico garantisce al sovrano la legittimazione del suo potere politico, la “separazione” tra teologia e politica è definitiva: nessun ordinamento giuridico può esaurire l’eccezione nella norma perché, con Paolo di Tarso, il Messia soltanto può “compiere la Legge”. In tempi come i nostri in cui i linguaggi della politica e della religione tendono a confondersi ancora, nella sua radicalità, la riflessione di Taubes esclude ogni incandescente ambiguità: teologia e politica sono unite solo in una teocrazia, in cui unico e assoluto sovrano è il Messia e nessun uomo può farsene rappresentante; nessun uomo può autolegittimarsi a dominare sull’altro.

Ultimo aggiornamento Giovedì 25 Novembre 2010 08:37
 

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