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Intervista Punto d'incontro

Nel corso delle mie presentazioni de IL TEMPO DELLA FINE svoltesi (da Settembre a Novembre 2006) a Roma, Udine, Bergamo, Torino, Milano, Messina, Firenze, Palermo, ho incontrato numerosi lettori che mi hanno chiesto il significato di “tempo della Fine” e se, quando e perché dovrebbe arrivare il tempo della fine...

...ai quesiti ho risposto che la “Parusìa” (avvento del Messia) è fondata sulle scritture e che esistono prove chiare, circostanziate e convergenti che consentono di dedurre che il tempo della fine è già iniziato.

La Bibbia non parla di una precisa data della fine dei tempi, anzi mette in guardia dai falsi profeti che ne indicano una. Essa parla genericamente di tempi ultimi.
Gli unici versetti in tutto il Pentateuco che parlano della fine dei tempi sono quattro: Genesi 49, 1 = 14 = 5; Numeri 24, 14 = 38 = 11 = 2; Deuteronomio 4, 30 = 7; Deuteronomio 31, 29 = 60 = 6. Questi quattro numeri indicano una data che occorre interpretare secondo gli insegnamenti della Cabala, cioè riducendo la molteplicità ad unità, e riferirsi al calendario ebraico, che inizia al tramonto del sole del giorno 1 del mese 1 (Tishri).

Molti mi hanno chiesto: “Quale è la serie giusta, la sequenza che indica la data misteriosa?”. Secondo la Cabala le Sefiroth sono numeri che esprimono le leggi fisiche e matematiche sulle quali si basa la creazione, sono storie che formano le scritture più sacre, sono pietre preziose dalle quali emana luce e contenitori. Tutte insieme, esprimono la forza della creazione e l’essenza di Dio. Esse sono 9. Dopo tale numero non è infatti possibile proseguire oltre senza tornare all'unità. La decima sefiroth rimanda alla prima. Esiste tuttavia una sefiroth nascosta oltre la decima, che non è altro che la manifestazione unitaria e speculare dell’unità primordiale cui tutto tende.
La chiave interpretativa per arrivare alla data misteriosa deve tener conto, oltre che del numero ridotto a unità, anche del rigo del versetto cui si riferisce. Tutti, a eccezione del primo (unità per definizione), devono pertanto essere letti in ordine decrescente. Il versetto della Genesi contrassegnato con il numero 1 = 5 è inequivocabilmente il primo, rappresentando l’unità, mentre gli altri (30, 29, 14) tendono a regredire verso l’unità e pertanto la sequenza numerica che se ricava è: 5762 .

Il calendario ebraico non parte affatto dalla creazione del mondo come comunemente si crede, ma dal calendario di Nippur (Sumero) apparso nel 3760 a.C. Esso è cominciato alle ore 18 di Gerusalemme nel giorno 1 del mese 1 dell’anno 1 (il concetto di zero era ignoto). Da questo istante il tempo per gli Ebrei viene scandito da un calendario composto da 12 mesi Lunari, diviso tra anni comuni ed embolismici. L'anno comune è composto da 353, 354 o 355 giorni, a seconda che sia difettivo, regolare o abbondante; quello embolismico è composto di 13 mesi lunari per un totale di 383, 384 o 385 giorni.
Dodici anni comuni intercalati con sette embolismici formano un ciclo diciannovenale che si ripete continuamente. I mesi del calendario ebraico sono 12: Tishri, Heshvan, Kislev, Tevet, Shevat, Adar, Nisan, Iyar, Sivan, Tammuz, Av, Elul. Gli anni embolismici hanno 13 mesi, raddoppiando il mese di Adar. I mesi hanno una durata di 29 o 30 giorni, generalmente, ma non sempre, in modo alternato.
L’alternarsi della notte con il giorno definisce nella Genesi la sequenza elementare del tempo. Anche Esiodo nell’VIII secolo a.C. narrò le vicende della creazione: “Da principio fu il Caos…da Caos nacquero Tenebra e la nera Notte, da Notte furono generati Etere e Giorno”. È dalle tenebre dunque che nasce il giorno, non viceversa.
Nella Genesi la sequenza “e fu sera e fu mattina” compare per i 6 giorni della Creazione successivi al primo, ma non nel primo. “Il primo giorno della creazione Dio disse: Sia la luce! E luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e Dio chiamo luce giorno e tenebre notte”, Genesi 1, 3-5.
Dio non pronuncia le fatidiche frasi solamente nell’ultimo giorno, perché questo è ancora in corso, ed è in questo che deve compiersi il destino dell’umanità. Dio infatti non è messo nelle condizioni di operare durante la notte: “Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno, poi viene la notte quando nessuno può operare”, Giovanni 9, 4.
Questa simbologia sta ad indicare che le potenze delle tenebre creano il mondo visibile. Le forze oscure preesistono alla luce. Con la loro scomparsa, il mondo invisibile riapparirà. Secondo l’Apocalisse, alla fine dei tempi non ci sarà più alternanza luce-tenebre, ma solo giorno.
Sappiamo che l’ultimo istante dell’ultimo giorno (la settima notte) coincide con l’inizio del nuovo ciclo. Sette è il sinonimo della vita; dopo il concepimento il feto rimane tale per sette settimane e il parto avviene dopo sette lune nuove.
La vergine Maria concepisce all’equinozio di primavera e genera Gesù al solstizio d’inverno, che indica l’inizio del periodo ascendente del Sole. Gesù Cristo muore poco prima dell’equinozio di primavera, al calar delle tenebre del quinto giorno e risorge alla fine del settimo (alba dell’ottavo giorno), al completamento dell’intero suo ciclo (da equinozio a equinozio) all’inizio del suo 34° (= 7) anno.

Ora dobbiamo determinare quale è il tempo a cui la Bibbia si riferisce. Per farlo dobbiamo decriptare alcuni passi della Genesi.
La Genesi fornisce un elenco dettagliato della discendenza dei sopravvissuti al diluvio, a cominciare dai sette figli di Iafet: Gomer, Magog, Madai, Iavan, Tubal, Mesec, Tiras. Gomer generò Askenaz, Rifat e Togarma; Iavan Elisa, Tarsis, quelli di Cipro e di Rodi. I discendenti di Iafet furono 14.
Il sacro scritto poi fa un dettagliato elenco dei discendenti di Cam, i cui figli furono: Etiopia, Egitto, Put e Canaan (4). I figli di Etiopia furono Seba, Avila, Sabta, Raama, Sabteca (5). Etiopia, dice pure la Bibbia, generò Nimrod (-1), il quale cominciò a essere potente in terra. L’inizio del suo regno fu Babele, Uruk, Accad, poi si portò ad Assur, costruendo la città di Ninive. I figli di Raama furono Saba e Dedan (2).
Egitto generò quelli di Lud, Anam, Laab, Naftuc, Patros, Casluch e Caftor, da dove uscirono i Filistei (7). Canaan generò Sidone, Chet l’Amorreo, il Gebuseo, il Gergeseo, l’Eveo, l’Archita, il Simeo, l’Arvadita, il Samarita e l’Amatita (11). I discendenti di Cam furono 30-1 = 29 (sull’esclusione di Nimrod torneremo in seguito).
Sem generò cinque figli: Elam, Assur, Arpacsad, Lud e Aram. Aram a sua volta generò altri quattro figli: Uz, Cul, Gheter e Mas. Arpacsad ne generò a sua volta uno: Selach, il quale a sua volta generò Eber. Al tempo di Eber, ci dice la Bibbia, l’intero pianeta fu diviso in due parti: una che viene definita di Ioctan, dal nome di uno dei due figli di Eber, e l’altra detta di Peleg, dal nome dell’altro figlio. Dopo la divisione della terra Ioctan generò altri 13 figli. I discendenti da Sem furono 26: 13 prima e tredici dopo la divisione della terra.
Attraverso la storia della progenie di Adamo si vogliono indicare le diverse ere dell’umanità introducendoci parallelamente ad un particolare metodo di calcolo del tempo, quello della precessione degli equinozi il moto di rotazione dell’asse terrestre attorno al polo dell’eclittica, indirizzato a ciò dalla contemporanea e opposta attrazione esercitata dalla Luna e dal Sole.
Il famoso egittologo Schwaller de Lubics sostiene che questo strumento calendariale è assai antico e risale addirittura alla civiltà atlantidea.
La scelta dei compilatori della Bibbia di cominciare l’elenco dei discendenti di Noé a partire da Iafet e non dal primogenito non è casuale, così come il numero parziale e totale della progenie dell’ultimo patriarca.
Il numero delle costellazioni zodiacali che il Sole attraversa nel suo moto sull’eclittica è di quattordici e non dodici come comunemente creduto. Dopo aver lasciato lo Scorpione, infatti, il Sole passa nell’Ofiuco prima di arrivare nel Sagittario e attraversa un piccolo tratto della costellazione della Balena, entrando e uscendo da quella dei Pesci.
Il 72, numero dei discendenti di Noè che avrebbero ripopolato la terra (69 + 3 = 72, Sem, Cam, Iafet), è anche il numero degli anni corrispondenti a un grado nella precessione degli equinozi (25920 : 360 = 72).

Il ciclo del tempo, secondo gli insegnamenti della scienza precessoria, è collegato alla forma geometrica del cerchio. Il ciclo rappresentato dalle tre generazioni post-diluviane potrebbe assumere la forma di tre circonferenze concentriche di diametro diverso, di cui quella centrale (figli di Cam) è maggiore di quelle posta all’apice (Iafet) e alla base (Sem), che si trovano in posizione equidistante dal centro.
Una simile rappresentazione ci riconduce alla morfologia del pianeta terra che, come si sa, è una sfera schiacciata ai poli sospesa nello spazio: “Dio sospende la terra sul nulla”, Giobbe 26, 7.
I discendenti di Iafet (14), sommati a quelli di Cam (39) e a quelli di Sem (14 + 29 + 26 = 69), rappresentano 4 periodi precessori che formano un ciclo. Il primo, regolare (figli di Iafet), è di 25.920 anni, i due successivi (figli di Cam), abbondanti (14,5 x 2 = 29 ), di 26.845 + 1851 : 2 = 925 x 2 = 53.690, e l’ultimo (figli di Sem), difettivo, di 24.068 anni (25.920 : 14 = 1851 x 13 = 24.068). L’impianto concettuale come si vede è identico a quello del calendario ebraico che abbiamo esaminato sopra. Il numero complessivo degli anni di un ciclo precessorio ammonta così a 103.678 anni.
Conoscendo l’intera durata del percorso di Dio (7 Giorni), possiamo ricavare l’ampiezza media di un giorno della creazione: 103.678 anni : 7 giorni = 14.811. La settima parte di un cerchio (360° : 7) fa circa 51°. Da ciò si ricava che l’ampiezza di un giorno precessorio della presente fase è pari a 51° = 3702 anni (103.678 : 4 = 25.919 : 7 = 3702,9).

Cosa succederà allora?
Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell'arca e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta del Figlio dell’uomo”, Matteo 24, 37-39.
La Cronaca di Sargon e altri documenti mesopotamici ricordano il re Sargon I il come fondatore del primo impero della storia, quello di Accad (2370 – 2190 a.C.), città citata nella Bibbia.
Sargon I aveva conquistato la regione di Amurru, con le città di Mari, di Iarmuti e Ebla, fino alla foresta dei cedri (il Libano) e alle montagne di argento (Amano e Tauro), dal mare superiore al mare inferiore (dal Mediterraneo al Golfo Persico). L’associazione tra Sargon I e Nimrod di cui parla la Bibbia è più che evidente.
La parola usata dalla Bibbia (Genesi 10,6), Cush (Etiopia) “generò”, ci fa ritenere che Sargon rappresenti la prima civiltà: “Io sono Sargon il grande re di Agade… mia madre la vestale mi concepì. Mi partorì in segreto. Mi depose in un canestro di paglia lo spalmò di pece e lo affidò alle acque del fiume…Ishtar si innamoro di me. Divenni re e regnai per quarantacinque anni”.
La civiltà viene generata artificialmente. Non nasce in modo autonomo, questo è il messaggio della Bibbia. Ecco perché ho escluso prima Nimrod dal novero della progenie di Cam.

Diverse similitudini rimandano a Mosè, “anche egli salvato dalle acque”. Il richiamo in questo caso a Noè e all’arca è più che evidente.
L'arca avrà trecento cubiti di lunghezza, cinquanta di larghezza e trenta di altezza”: le misure dell’Arca di Noè (45.000 cubiti) rappresentano un modello geometrico della Terra in scala. Sulla base del teorema di equivalenza tra sfera e rettangolo, impiegando come scala di riduzione i numeri precessionali e adottando come unità di misura il cubito antico ebraico, pari a 0,518 m, si giunge a una misura ridotta in scala della circonferenza terrestre pari a 300 cubiti (esattamente pari alla lunghezza dell’Arca di Noè).
Con questa lettura, abbiamo due dati scientifici esatti (circonferenza terrestre e durata della precessione) incorporati nelle misure dell’Arca, il cui prodotto sta ad indicare 45° gradi processori equivalenti a 3240 anni (45 x 72) .

L’operazione da fare è dunque togliere dai 3240 anni i 2000 anni (2 giorni) che corrispondono alla durata della morte del Cristo. “Ai tuoi occhi, mille anni sono come il giorno di ieri che è passato”, Salmi, 90. Il saldo residuo di 1240 anni ci rimanda al 1240 a.C., data che si raccorda in modo sorprendente con le prove storiche dell’esodo di Israele dall’Egitto.
La critica moderna riconosce infatti la storicità degli avvenimenti relativi all’Esodo degli Ebrei dall’Egitto e li colloca al tempo dei faraoni Ramesse II (persecuzione) e Menemptah Horphimare (Esodo), quindi verso la metà del XIII secolo a.C.
Si deve quindi ulteriormente sottrarre il numero degli anni della permanenza in Egitto degli Ebrei (430) e il numero degli anni di Cristo a partire dalla cui morte inizia il drammatico conto alla rovescia. 3240 + 430 + 33 = 3703; che a ritroso 3703 – 3240 = 462 – 430 = 33 – 32 = 1 ora. I 3702 anni rappresentano l’intera durata del settimo giorno.
Il giorno così calcolato (3702 anni) va suddiviso per le ore di luce e tenebre che si avvicendano in una giornata di 24 ore, di cui 12 = 1851 anni di giorno (dall’invasione Hyksos fino al 150 d.C.) e 12 = 1851 di notte, da Marco Aurelio ai giorni nostri. Il 151 d.C., l’età di Marco Aurelio, può essere ritenuto l’inizio della fase di declino dell’Impero Romano d’Occidente, che si concluderà nel 476, e segna la fase di consolidamento del Cristianesimo.
Il risultato aritmetico ottenuto è uguale alla durata complessiva dell’intero ciclo precessionale diviso 14 (numero delle case zodiacali), nonché dal punto di vista geometrico equivalente alla distanza tra la circonferenza centrale e le due più piccole che rappresentano il nostro globo.
Da una lettura siffata scaturisce che il tempo della fine è iniziato al 52° minuto dell’ultima ora del settimo giorno.
L’11 settembre del 2001 mancavano perciò 8 minuti alla venuta dell’alba (la resurrezione), alle ore 5,52.
Poiché abbiamo visto che un’ora è costituita da 135 anni, dividendo 135 per 60 (minuti) e moltiplicando il risultato per otto avremo 18 anni 135 : 60 = 2,25 x 8 = 18.
Alle ore 6,00 sorgerà l’alba e sarà tutto finito. Il dato viene confermato dalle dimensioni dell’Arca dell’Alleanza. Le sue misure infatti sono di 2,5 cubiti x 1,5 x 1,5 = 5,625 = 18. Esse forniscono le informazioni che il periodo ultimo (estremamente tragico) durerà complessivamente 18 anni a partire dal 2001 + 18 = 2019 (5780), valore cabalistico 3.
Il ragionamento può sembrare sterile e intellettualistico e assolutamente al di fuori della realtà, ma è proprio su questi concetti che si è mossa l’intera filosofia religiosa monoteistica e anche politica a partire dall’invasione dell’antico Egitto da parte degli Hyksos fino ai giorni nostri, come avremo modo di dimostrare.
L’11 Settembre del 2001, data della distruzione delle torri gemelle del World Trade Center, gli edifici più alti mai costruiti nella storia umana, costituisce l’inizio dell’anno ebraico 5762, cioè quello indicato all’interno della Bibbia dei tragici ultimi tempi.
Il crollo delle due torri assume un significato simbolico. Tutti coloro i quali vivono nel Tempio (la spietata civiltà urbana) saranno seppelliti dalle macerie (vedi Giudici a proposito di Sansone), come appunto avvenuto a “Ground Zero”.

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 08 Ottobre 2009 17:02
 

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