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Leggendo l'avvincente saggio di Sigismondo Panvini "Geometria del male", si sono affacciate alla mente alcune considerazioni che vorrei condividere. Nel IV capitolo, delineando le origini occulte della mafia, appare la
contrastante figura di Federico II. Generalmente definito -Anticristo-, gli venne assegnato altresì, per contrasto, il titolo di Messia.
Egli avversò il potere pontificio.
Nel connotare tale avversione mi si snodano dinanzi due interpretazioni. La prima induce l'Imperatore a non accettare la Chiesa per determinati motivi: poiché è convinto che essa molte verità scomode o anche, in maniera più incisiva, perchè ritiene che la conoscenza trascenda ogni istituzione, ogni dogma precostituito e che vada quindi ancorata al di fuori dell'apparato ecclesiale. Nei Veda, ad esempio, si dice che le ingiunzioni vediche, dunque i precetti, i comandamenti, sono come stampelle che l'uomo deve gettare via, acquisendo completa e totale autonomia. Affermano ancora i testi indiani (Baghavad-gita) "A cosa serve un pozzo quando c'è un'inondazione?" In tal senso la filosofia federiciana, con il suo simbolismo teso all'Infinito, è forse rivolta a coloro i quali, oltrepassata la soglia necessaria dei precetti, intravedono dinanzi un nuovo cammino?
Il secondo aspetto è invero totalmente opposto al primo nel suo intento più profondo, segreto, portando l'Imperatore a contrastare la Chiesa, poiché da essa, in un modo o nell'altro, potrebbe originare quel processo, quel forte centro magnetico, come lo definì Ouspensky, dal quale riuscire a cogliere il vero senso della vita. La Chiesa, dunque come prima base di conoscenza, certo da superare, ma pur sempre utile.
Quale fu l'arcano intento di Federico II nei confronti dell'umanità? Perchè disegno ci fu, altrimenti mai avrebbe preteso e voluto la costruzione di edifici simbolici fra i quali Castel del Monte e la Basilica di Collemaggio, entrambi condividenti il simbolismo del numero 8 (Infinito), gli intervalli di quinta, la serie di Fibonacci, il numero aureo, i frazionamenti 1/3 -2/3.
L'Antroposofia ci dice che l'intero universo si snoda dalla lotta fra due principi potenti ed antitetici (lotta in senso figurato, poiché solo a livello umano viene così percepita); tali principi sono il Bene ed il Male (Lucifero ed Ahrimane).
Nel primo caso, dunque Federico II sembrerebbe avere a cuore le sorti degli esseri umani che, in un modo o nell'altro, tramite la decodifica di numeri, conoscenze, segreti e simboli posti nella pietra, possono volgere il loro sguardo al di sopra di una data soglia, superare dunque un paradigma obsoleto che non ha più motivo di essere ed afferrare il recondito significato della vita medesima..
A ben guardare, però, potrebbe essere anche il contrario. Riferendoci ancora all'Antroposofia, compito dell'uomo è trovare un centro, un equilibrio fra i due principi antitetici prima delineati i quali, in modo diametralmente opposto, vogliono allontanarlo dal raggiungere il suo vero e reale obiettivo: l'evoluzione. Perciò, nel secondo caso, Federico II potrebbe essere assimilato a tutti coloro che, spiriti luciferici, hanno tentato (e tentano) di spostare l'attenzione dell'uomo dai suoi reali obiettivi, allontanarlo dalla Terra, facendogli credere che la sua maturazione possa essergli regalata da un qualche essere superiore, e non conquistata con sforzo, oppure annegandolo ancor più nel fango della materia, tarpandogli le ali. Prendiamo in considerazione, ad esempio, la magia. Essa nutriva l’aspirazione dell’uomo ad una religiosità universale, voleva offrirgli i mezzi per divenire padrone del cosmo. Ecco, forse questo potrebbe darci una chiave interpretativa valida: spingere l'uomo a divenire padrone del cosmo, quando non è padrone nemmeno di se stesso, può costituire un rischio? Panvini dice che “Castel del Monte, con i suoi simboli, è libro di pietra del mondo federiciano e rivela il senso della sua missione: la fusione del tempo lineare con quello circolare, per un unico tempo, per una sola grande civiltà, per un nuovo ordine mondiale". (Non dimentichiamo, accomunando Federico II alla Massoneria, che uno dei compiti dei maestri massoni era sì diffondere la conoscenza, ma anche riunire ciò che è sparso). Far volare l'uomo verso l'Infinito, verso una religione universale, quando non ha ancora compreso e trasceso la propria, può essere un limite? Pretendere che l'uomo raggiunga certi obiettivi, quando invece gli mancano le basi, può costituire un limite ulteriore? Ritengo di sì, perchè ciò toglierebbe all'uomo la cosa più importante: la conquista della propria CONSAPEVOLEZZA, gli toglierebbe in definitiva la sua COSCIENZA STORICA, la necessità della sua stessa evoluzione.
Ben consapevole che su questi punti molto ci sarebbe da spiegare, un'ultima considerazione si rende però necessaria. Uno degli errori più eclatanti che l'uomo moderno possa compiere è quello di pensar di evolvere seguendo insegnamenti che hanno attraversato migliaia e migliaia di anni...
Forse sarebbe più conveniente cercare in spazi e tempi meno remoti... più vicini globalmente alla nostra cultura.
Da quanto fin qui esposto possiamo trarre una sola, semplice conclusione. Il nostro compito, sicuramente difficile, ma attuabile, è riuscire a comprendere le trame nascoste che si celano sotto eventi all'apparenza normali, perchè in questi "tempi della fine", purtroppo, anche il Male ci sembra nor-male...
Luigina Marchese
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